da Sciare Magazine

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“io sono responsabile di quello che dico, non di quello che tu capisci”: da questa frase una breve disquisizione nel rapporto tra coach e atleta

La frase che mi accompagna in questo finale di stagione è questa: “io sono responsabile di quello che dico, non di quello che tu capisci”. Non so chi ne sia l’autore, l’ho sentita da un giovane imprenditore che non deve avere particolari intelligenze tra i suoi collaboratori, se, come mi ha detto, l’ha affissa sui muri della sua azienda. È una frase a suo modo geniale. Non solo ci allerta sul sempre latente rischio di fraintendimento di ciò che si dice, prendere fischi per fiaschi o lucciole per lanterne, ma, di più, mette in chiaro le responsabilità dell’ascoltatore rispetto alla comprensione di quello che gli si è detto. È un concetto importante che possiamo così sintetizzare: quando si parla (e quindi si ascolta) le responsabilità sono sempre due: tanto di chi parla quanto di chi ascolta. Ovvero io so quello che dico e me ne assumo tutte le responsabilità, ma la responsabilità di quello che tu hai capito dal mio discorso non è più mia, ma tua ed è una responsabilità di pari valore. È un concetto chiarissimo che funziona perfettamente per tutti i discorsi che tendano al miglioramento dell’interlocutore… come quelli tra genitori e figli, per esempio, ma anche quelli tra allenatori e atleti, tra maestri e allievi. Ogni allenatore, infatti, è responsabile di quello che insegna, non di quello che l’atleta apprende. Dovrebbero saperlo i dirigenti di Sci Club quando accolgono con troppa ingenuità le lamentele dei genitori i cui figli non hanno conseguito i risultati sperati. È più probabile che la colpa dell’insuccesso dell’atleta non sia dell’allenatore che avrà spiegato bene la curva, ma dell’atleta che non ha appreso fino in fondo quello che gli è stato insegnato. Invece, e da sempre, si tende a dare la colpa solo al primo. Di fronte a un insuccesso, è l’allenatore a essere giudicato scarso, è l’allenatore che non ha spiegato bene, che non si è fatto capire, che non sa fare il proprio mestiere. Quindi è l’allenatore che va sostituito perché sua era la responsabilità dell’insegnamento e del suo felice esito, ovvero la vittoria. Sbagliato! Abbiamo capito che esiste una responsabilità altrettanto importante dell’atleta. Ecco, scrivete sui muri delle sedi degli Sci Club: “gli allenatori sono responsabili di quello che insegnano, non di come gli atleti sciano”. E scrivetela bene in grande.